iss and twitter

2009/09/21 at 01:55 (jolek) (, , , )

dite la verità: il vostro sogno nascosto è sempre stato quello di seguire la stazione spaziale internazionale passo per passo (n.d.r si certo come no). avete scaricato qualsiasi tipo di programma tracker, siete sempre connessi sul sito della iss, e guardate sempre al cielo per trovarla. volete smetterla di essere old? fate tutto invece in stile web 2.0 ed iscrivetevi a twisst. è meraviglioso.

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corot-7b, 1st rocky exoplanet

2009/09/17 at 08:57 (jolek) (, , , , , )

citando la mitica smorfia di DeCaro – Troisi – Arena mi piace  cominciare così: annunciazione annunciazione! ce l’hanno fatta! è stato finalmente scoperto in primo pianeta roccioso orbitante attorno ad una stella esterna al nostro sole. si chiama corot-7b (n.d.r prende il nome dalla missione francese che lo ha scoperto… non dall’artista corot), ed è il primo pianeta di cui finalmente sono note sia la massa che il raggio. è grande quasi cinque volte il sole, orbita ad una distanza di quasi due chilometri e mezzo dalla sua stella natia, e ci mette quasi 20 ore per fare un giro intero attorno a lei.

oh, urge spiegazione. un esopianeta è tecnicamente un “pianeta esterno al sistema solare”, il primo fu scoperto nel 1995 da mayor e queloz, sono oggetti interessantissimi, e fino ad ora ne sono stati scoperti in totale più di 700. bene e quindi? eh, abbiate pazienza. gli strumenti che avevamo fino ad ora non ci permettevano di vedere pianeti piccoli, di dimensioni simili alla terra, ma pianeti grandi, di dimensioni simili a giove. continuo a non capire… duri di comprendonio eh? facciamo fiunta che voi abbiate nella vostra stanza una bella luce (da lampadina per intenderci). ce l’ho, continua… ora prendete una bella pallina da tennis, e mettetela davanti… si sta creando un’ombra o no? sei un genio proprio… certo che si crea un’ombra! bene, me ne compiaccio. il fatto che si crei un’ombra vuol dire, tecnicamente, che se avessi uno strumento per calcolare la luminosità, vedrei l’intensità luminosa calare nel momento in cui pongo la pallina da tennis fra me e la lampadina. giusto? si giusto, fai poco il saccente please! ok, ora fate finta di allontanare sempre di più sempre di più la lampadina da voi, fino a che di quella luce, non vedrete che un puntino luminoso. quando diventà “altamente visibile” il calo di lumonosità? boh, sei tu lo scienziato… (magari lo fossi…) il calo di luminosità diventa visibile se e solo se il corpo che gli metto davanti non è più la pallina da tennis, ma un oggetto molto più grande, quande poco meno della “stella” che mi sta inviando luce. in soldoni questo è il motivo per cui fino ad ora erano stati scoperti grandi eso-pianeti gassosi e non piccoli esopianeti terrestri.

scusa e allora? perchè mò è stato scoperto il pianeta terrestre? perchè il satellite che l’ha scoperto, corot, calcola non solo la luminosità della stella, ma anche se sue micropulsazioni (come il rasoio gillette), e quindi calcola molto più finemente quando, con che periodo e con che intensità cala la luminosità della stella. ok, facciamo finta che mi hai convinto … che altrimenti non la smetti più… ah. nota a margine: lo scopritore del pianeta si chiama didier queloz. ed è lo stesso queloz che nel 1995 aveva scoperto il primo esopianeta, in orbita attorno alla, ormai storica, stella 51 pegasi. non è meraviglioso??

contento te…

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darwin centre in london

2009/09/16 at 01:57 (jolek) (, , , , , , , , )

ecco lo sapevo. londra è sempre la città che mi stupisce di più. ed infatti, dentro il mitico natural history museum, hanno appena aperto il nuovo darwin centre, tutto dedicato (indovinate un pò?) a charles darwin. ho guardato un pò di foto e me ne sono già innamorato. uffa. è possibile avere sempre un nuovo motivo per volare verso stansted? (si, è possibile…)

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mi-rna against cancer

2009/09/09 at 11:49 (jolek) (, , , , , , )

ok, le notizie non possono sempre lievi e leggere. di tanto in tanto capita di trovare un titolo che non si vorrebbe leggere, o un articolo che non si vorrebbe sfogliare. eppure, sapete, nella comunicazione della scienza, qualcuno dice che sono proprio le informazioni di medicina e genetica a doverla far da padrone. sarà, ma a me sembrano interessanti tutte allo stesso modo… cmq, tornando a noi, la notizia su cui mi sono imbattuto sembra un tantinello interessante. prima di tutto perchè si parla di un signore che fino a poco tempo fa si pensava neanche esistesse. secondo perchè investe una sua funzione di cui, udite udite, non si pensava fosse dotato. partiamo dal principio. 13,5 miliardi di anni fa… no troppo principio…

un tempo si pensava che il nostro dna fosse diviso in compartimenti stagni. alcune sezioni erano adibite a fare proteine, altre sezioni erano semplicemente adibite a fare niente (n.d.r gli esoni, gli estroversi che comunicano; gli introni, quelli introversi che non comunicano). sembrerà strano, ma questo era proprio quello che si studiava sui banchi di università. poi nel 2001 sono stati scoperti i micro-rna che invece investono proprio quella parte che nel dna sembra proprio non fare niente (n.d.r il junk dna). sono formati da 20-22 nucleotidi, sono importantissimi per la trascrizione genica e per la creazione delle proteine, e per ora ne sono stati scoperti ben 500. ecco, non la vorrei fare complicata, ma potrebbero essere anche rna ripiegati su stessi. vi ho confuso le idee? giuro non volevo…

ce ne sono quattro in particolare che ci interessano: miR-21, miR-210, miR-155 e miR-196a. subrata sen, del dipartimento di molecular pathology, sul numero di settembre di “cancer prevention research”, pubblica un paper molto interessante sull’insorgenza del tumore al pancreas. il nodo è questo: visto che gli mi-rna trascrivono informazione, e che sono responsabili di quello che avviene, in ultima analisi, nella creazione di “robe” nel nostro corpo, alcuni di essi potrebbero essere responsabili anche dell’insorgenza di alcune malattie. i quattro mi-rna di cui sopra, secondo sen, sono responsabili dell’insorgenza del tumore pancreatico, e trovarli tutti insieme nel sange potrebbe essere utile per una futura prevenzione di questa malattia (n.d.r per altro fino ad ora poco curabile).

che dire altro. è la scienza, bellezza.

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space, the final frontier

2009/09/08 at 10:34 (jolek) (, , , , , , , )

correva l’anno 2063, ed il dott. zefram cochrane, sul suo primo razzo a curvatura, si apprestava a varcare i confini dello spazio e ad entrare nelle curve relativistiche dell’iperspazio. fino ad allora il motore a curvatura era stato una chimera, un’idea quasi irraggiungile da studiare come ipotesi remota nei libri di teoria quantistica relativistica. tutto si basava sull’ipotesi di poter curvare lo spazio, bucarlo, entrarci dentro, così da raggiungere distanze cosmologiche in tempi relativamente nulli. ma per fare questo bisognava avere a disposizione energie enormi (e potenzialmente infinite) che fossero in grado di dilatare lo spazio dietro l’astronave e contrarre lo spazio davanti l’astronave. niente nell’universo è più potente di uno scontro materia-antimateria. ma niente nell’universo è meno controllabile di una reazione materia-antimateria. come risolvere l’annoso problema?

per una curiosa stranezza, i cristalli di dilitio (molecole composte da due atomi di litio e uno di terillio) riescono, durante il breve tempo dell’annichilazione, a stabilizzare in una maglia cristallina la reazione deuterio-antideuterio. fu così che l’astronave phoenix raggiunse l’8 settembre 2063 la velocità curvatura e inaugurò l’esplorazione dell’iperspazio da parte della razza umana. poche ore dopo, una strana razza con le orecchie a punta, i vulcaniani, intercettò il segnale della phoenix e decise di esplorare il pianeta terra per darci il benvenuto nella federazione dei pianeti. se ne andarono subito via: eravamo una razza ancora troppo primitiva. il dott. spock viene ricordato per essere stato colui che scoprì la rigenerazione dei cristalli di dilitio con il bombardamento a base di raggi gamma.

ok, questo è solo star trek. ma bello sarebbe essere già nel futuro…

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today in uk…

2009/09/08 at 00:13 (jolek) (, , , , )

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geobacter sulfurreducens for mfc

2009/09/07 at 19:14 (jolek) (, , , , , , , , )

prendete un batterio abbastanza intelligente da farsi estrarre un po’ di elettroni dalla sua membrana esterna. poi prendete una pila, una classica pila con un anodo ed un catodo. inserite i batteri all’interno della pila ed avvicinateli all’anodo. fornite un po’ di energia, in modo da estrarre un pò di elettroni dai batteri, e lasciate che cominci il gioco. come in una reazione a catena (n.d.r è proprio una reazione a catena), la pila comicerà a trasformare l’energia chimica in energia elettrica. se collegherete poi la pila al vostro i-pod, avrete un ahipod (n.d.r come direbbe il buon inkiostro) alimentato da una microbial fuel cell. meglio ancora, se volete fare la parte di quelli che ne sanno ma quanta ne sanno, alimentato da una mfc.

una mfc è per molti ma non per tutti i batteri. questo vuol dire che non tutti i batteri perdono elettroni con facilità, e sopratutto che non tutti i batteri sono adatti a vivere in un ambiente anerobico come la pila (ci sono alcuni atteri aerobici che fanno la stessa cosa ma magari ne parleremo un’altra volta, ok?). derek lovley, della massachusset university, ha presentato un nuovo lavoro presso la general microbiology autumn conference. il batterio utilizzato (questa volta) per lo scopo è il geobacter sulfurreducens. il g.s ha, sulla sua superficie, delle proteine chiamate pili che normalmente hanno la funzione di scambiare materiale genetico fra batterio e batterio. in questo caso invece i pili vengono sfruttati per scambiare elettroni fra anodo e catodo, e generare elettricità.

non so a voi, ma a me le mfc piacciono un casino…

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page rank for ecosystems

2009/09/06 at 20:22 (jolek) (, , , , , , , , )

chi non ha mai sentito citare almeno una volta nella vita il famoso “page rank“? quando eravamo ggiovani esistevano vari motori di ricerca. yahoo, altavista (solo per citarne alcuni) erano motori impostati sull’inserimento delle pagine da parte degli utenti. non esisteva un vero criterio, ma uno o più spider che indicizzavano le pagine sulla base di archivi presenti in alcune directories. (n.d.r qualcuno ricorda dmoz? il sottoscritto era curatore della sezione “astronomia”. ok, la smetto di bullarmi…)

poi nel ‘98 arrivò google creato da due studenti della stanford university: larry page e sergey brin. ma cosa aveva di diverso google dagli altri? il “page rank”, un algoritmo matematico capace di attribuire un certo grado di popolarità ed affidabilità al sito, ed indicizzare tutto il web secondo questa scala graduata. facciamo finta di attribuire a tutto il web il valore 1. se nel web ci sono 10 pagine, ogni pagina ha un rank pari a 0.1. se una pagina e’ linkata da 4 pagine ha un rank di 0.4, se una pagina è linkata da 9 pagine ha un rank di 0.9, e cosi’ via. avere un maggior rank significa essere in cima alla scala di google. ed essere linkati vuol dire avere popolarità nel web.

la notizia è questa (n.d.r ci siamo finalmente). l’ecosistema, con al suo interno animali piante e via dicendo, è un sistema complesso esattamente come lo è il web. ogni specie animale “linka” alcune specie, e ogni cibo è “linkato” da alcune ma non da altre specie. detta in parole povere, le specie fra di loro sono collegate in una specie di ragnatela, dove i nodi collegano alcune ma non tutte le specie. le specie animali piu’ collegate con gli altri, sono specie animali con più alto “rank”, e quelle meno collegate sono specie con più basso “rank”.

il gioco realizzato da stefano allesina e mercedes pasqual (pubblicato pochi giorni fa su plos) è stato quello di indicizzare tutto l’ecosistema usando l’algoritmo di google, il “page rank”. questo metodo permetterà, in un prossimo futuro, di rendersi conto se e quando una specie animale sarà in pericolo di sopravvivenza.

l’animale A si ciba degli animali B e C. l’animale C, che si ciba della pianta 1 e 2, sta scomparendo perché 1 e 2 non crescono più nel luogo dove lui vive. risultato? sarà in pericolo di estinzione anche A, perchè si sta abbassando il suo “rank”.

signori, anche questa è matematica. olè.

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buildings for earthquakes

2009/09/05 at 18:47 (jolek) (, , , , , )

qualche mese fa non si parlava d’altro. i terremoti, come avvengono i terremoti, come prevenire i terremoti, cosa sono i terremoti, perchè avvengono i terremoti… a tratti pensavo di essere impazzito. a causa del disastro dell’aquila, sembrava che tutto il popolo italiano (n.d.r ah perche’ esiste un popolo italiano?) fosse tutt’a d’un tratto interessato a capire gli aspetti geologici, affini, e confini. tutto nei giorni seguenti al terremoto? e gli altri giorni no? bah.

proprio in questi giorni è arrivata una notizia niente popò di meno che (n.d.r ho sempre sognato di scriverlo) dal giappone sulle costruzioni antisismiche. la fonte è il famoso hyogo earthquake engineering research center in giappone.

questo nuovo sistema prevede la costruzione di edifici in più blocchi, capaci di dissipare energia elastica uno verso l’altro, in modo da ridurre l’impatto distruttivo delle onde secondarie. “molte costruzioni – afferma deierlein – sono costruite per reggere e per sacrificare se stesse in cambio della vita degli occupanti. ma questi edifici, a causa dei loro “blocco unico” sono destinati a deformarsi interamente durante le scosse, ed a rendere impossibile un rientro breve nelle abitazioni”. questo sistema invece, non solo è capace di dividere la scossa nel numero di blocchi di cui è composto, ma rende anche possibile preservare alcuni blocchi in luogo di altri. rientro più rapido in casa, minori danni, meno spese e riparazioni da fare.

sembra l’uovo di colombo, ma non è proprio uovo. e neanche di colombo.

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supermassive black hole

2009/09/04 at 18:09 (jolek) (, , , , , )

è difficile leggere questa news e non pensare subito alla canzone dei muse. ma cmq. la notizia è rapida, precisa, concisa, “ma anche” straordinaria. viene direttamente dalla royal astronomical society, e annuncia la scoperta del buco nero supermassiccio (n.d.r ospitato da una galassia) più lontano scoperto fino ad ora. l’immagine è stata ottenuta grazie alla suprime-cam camera del subaru telescope presso l’osservatorio di mauna kea, e la galassia di cui è ospite dista ben 12,8 milioni di anni luce dalla terra.

solo un appunto. nel futuro vorrei non vedere più nei titoli “il piu’ lontano” “la più distante” “il più brillante”. questo dovrebbe essere solo un inciso scientifico, eppure diventa quasi la discriminante per pubblicare o no la notizia.

l’unico motivo per cui è straordinaria questa scoperta, come afferma tomotsugu goto dell’università delle haway è che “siamo rimasti sorpresi che una cosi’ grande galassia (n.d.r con all’interno un buco nero) esistesse quando l’universo era appena un sedicesimo di quello attuale“. è volere troppo?

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